scritto da on riflessioni

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Ho preso 3 prodotti diversi, avrei potuto prenderne centinaia, quasi tutti riportano lo stesso “problema” in etichetta, fateci caso.

Due dei tre prodotti presi in considerazione sono salumi, è evidente che sono realizzati in maniera estremamente diversa, con criteri diversi, materie prime “qualitativamente” diverse, la terza etichetta si riferisce ad un preparato a base di tartufo.

Etichetta numero 1: ecco come dovrebbero essere tutte le etichette dei prodotti alimentari. Chiara e “sincera”, vi sono elencati esplicitamente tutti gli ingredienti che compongono il prodotto acquistato, inoltre, trattasi di rarissimo salume “al naturale”, non contiene conservanti, coloranti, antiossidanti, nitriti o nitrati cancerogeni.

Etichetta numero 2: riporta, correttamente come dovrebbe essere, la percentuale di tartufo contenuta, il nome scentifico della tipologia di tartufo e dei funghi champignon, indica la presenza del sale, dell’olio d’oliva (non extravergine) e poi cala il sipario, si perchè arrivati agli aromi, non è dato sapere nulla. Molto probabilmente non si tratta nemmeno di aromi “naturali”. Mi domando in questo caso perchè la normativa permette di essere così elusivi riguardo i cosidetti aromi che potrebbero esser causa di intolleranze o ancor peggio allergie, per quale motivo i consumatori non debbano conoscere con esattezza tutti i componenti naturali e non inseriti nella composizione di un prodotto?

Etichetta numero 3: qui non sò se ridere o piangere, si tratta di un salume che come la stragrande maggioranza di questi contiene due componenti chimici il Nitrito di Sodio (E 250) in grado, tra le altre patologie, di causare il cancro e il Nitrato di Potassio (E 252) che potrebbe causare diverse patologie negli uomini, ovviamente la carne di suino, il sale, pepe, vinocotto, e i celebri “Aromi Naturali”, e sottolineo naturali.
Caro produttore, mi domando e ti domando, dal momento che utilizzi dei componenti chimici ampiamente dimostrati cancerogeni e che la normativa ti obbliga a dichiarare in etichetta, perchè non vuoi dirmi uno per uno quali cavolo sono questi fantomatici “Aromi Naturali”? Tra l’altro essendo “naturali” a differenza dei nitriti e nitrati chimici, di cosa ti vergogni?

Posso sapere se tra i tuoi aromi naturali vi è qualcosa a cui sono allergico? Posso decidere consapevolmente, come nel caso del prodotto relativo all’etichetta numero 1, se l’aglio mi crea disturbi, intolleranze, allergie, mi fà semplicemente schifo oppure no?

scritto da on vini e bollicine

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Arianna Occhipinti è una giovane produttrice siciliana autodefinitasi “naturale”, una ragazza con le idee chiare che ha saputo mettersi in luce nel giro di pochissimi anni grazie ad una produzione con uno stile ben definito certamente differente dalla stragrande maggioranza dei vini siciliani, e questo non solo perchè i suoi vini rientrano nella schiera dei cosidetti naturali, i suoi vini sono l’opposto di quello che si può immaginare pensando a dei vini siciliani e meridionali in genere, spesso marmellatosi, iperfruttati, lenti e pesanti.
Arianna produce i suoi vini da uve coltivate seguendo i dettami dell’agricoltura biodinamica, i suoi vini rientrano, infatti, nella selezione dei vini Triple A, la vinificazione avviene senza il controllo delle temperature e con soli lieviti autoctoni, tutto ciò fà si che i suoi vini siano certamente più salutari poichè non contengono residui di veleni chimici ed inoltre, ogni annata ma persino ogni bottiglia non è identica all’altra perchè il vino naturale è tutt’altro che omologato ad uno standard, certo può capitare di avere a che fare con un filo di volatile, ma è facile soprassedere se pensi di stare bevendo qualcosa di non convenzionale ed inevitabilmente unico ed irripetibile.

I vitigni coltivati da Arianna Occhipinti sono il Frappato da cui produce in purezza l’omonimo vino, unito al Nero d’Avola invece nasce l’SP68 rosso, l’Albanello ed il Moscato che insieme danno vita invece al SP68 bianco. Dalle vigne di Nero d’Avola nasce il Siccagno, un’interpretazione unica, diametralmente diversa dalle solite cui è sottoposto il più famoso vitigno siciliano.
Siccagno è un vino rosso di grande eleganza, freschezza e straordinaria facilità di beva. Dal colore rosso rubino concentrato ma non impenetrabile, esprime profumi di more ed altri frutti neri, toni vegetali e di sottobosco. Ha bisogno di un pò di tempo per concedersi, lo fà su note di macchia mediterranea, accenni balsamici e di eucalipto, raffinato, caldo, di ampia estrazione, sospinto da una vitale freschezza e da un tannino fine, il finale è in equilibrio perfetto, lunga la persistenza. Affinato per circa 18 mesi in botti di legno di rovere.

scritto da on riflessioni

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Acquisti mirati, passione, lungimiranza ed una buona cantina sono gli elementi necessari per uno degli investimenti più sicuri del momento, il vino. Grandi vini per facoltosi gourmet si rivelano veri e propri assegni al portatore che garantiscono quanto meno il capitale in qualsiasi momento e che possono sviluppare utilida capogiro in particolari annate o in presenza di particolari condizioni, inoltre, gli utili derivanti dalla vendita sono esenti da imposte di ogni tipo.

Ecco quindi i 10 vini made in Italy su cui investire a patto che abbiate una cantina adatta alla loro perfetta conservazione ed ovviamente della liquidità da immobilizzare per qualche anno:

  1. Brunello di Montalcino Soldera Riserva Case Basse, già ritenuto uno dei migliori vini d’Italia e del Mondo, dopo quanto accaduto la notte del 2 dicembre 2012 quando un ex dipendente introdottosi nella cantina ha distrutto 6 annate del prezioso vino, le quotazioni del Brunello di Gianfranco Soldera hanno subito un’impennata paurosa con proposte d’acquisto che sono arrivate sino a 1.300 dollari per bottiglia e di cui non si può prevedere l’apice della quotazione pocihè le prossime bottiglie in commercio non si vedranno prima del 2019. Il problema è che ormai reperire bottiglie è quasi impossibile…
  2. Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi, insieme a quello di Soldera è ritenuto la migliore espressione del Brunello di Montalcino, riconosciuto in tutto il pianeta.
  3. Sassicaia Tenuta San Guido, il solito grande Sassicaia, il vino che ha fatto la storia dell’enologia italiana, ad oggi se ne producono tante, forse troppe bottiglie per consigliarne l’investimento se non in annate straordinarie come la 2006 (97/100 Robert Parker).
  4. Masseto Tenuta dell’Ornellaia, tra gli appassionati è un vino cult, un merlot in purezza che ha raggiunto la vetta dell’enologia mondiale sia sotto il punto di vista qualitativo che sotto il profilo dell’esclusività al pari dei più grandi vini francesi (Cheval Blanc, Romanèe Conti, Petrus).
  5. Redigaffi Tua Rita, altro Merlot in purezza che insieme al Masseto costituisce la coppia d’attacco della nazionale italiana grandi vini. Uno dei migliori merlot del mondo. Sole 10.000 bottiglie prodotte ogni anno, conteso da raffinati goumet in ogni angolo del mondo.
  6. Barolo Brunate Roberto Voerzio, siamo in Piemonte (altro grande territorio ad altissima vocazione vitivinicola), esattamente nel comune di La Morra, un Nebbiolo in purezza per uno straordinario vino di difficilissima reperibilità, dalla longevità quasi incalcolabile. Solo 3.000 le bottiglie prodotte ogni anno, ben al di sotto della richiesta.
  7. Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno, ennesimo assegno circolare in grado di moltiplicare il suo valore se si ha la pazienza di aspettare anni. Un vino che comincia ad esprimersi a livelli straordinari dopo circa 15 anni dalla vendemmia, a 7-8 anni dalla sua commercializzazione. Impossibile determinarne la longevità, è praticamente immortale.
  8. Barolo Le Rocche del Falletto Bruno Giacosa, come punto 7, nè più nè meno.
  9. Amarone Vigneto di Monte Lodoletta Romano Dal Forno, un capolavoro di Amarone, qui siamo in Valpolicella (Veneto), un vino libidinoso, strabordante in tutto (costo compreso). La distanza tra il numero di bottiglie in commercio e la richiesta che proviene da facoltosi buongustai di tutto il mondo, garantisce il buon esito dell’investimento, praticamente guadagno garantito.
  10. Primitivo di Manduria ES di Gianfranco Fino, qualcuno si starà meravigliando della presenza di un vino pugliese accanto a mostri sacri dell’enologia italiana, vi spiego perchè merita di esserci. In primis, è rivolto a chi vuole scommettere cifre più modeste rispetto ai precedenti vini, inoltre, chi ha seguito negli ultimi anni Gianfranco Fino sà che il suo Primitivo ha raggiunto livelli assoluti, testimoniati dalla caterva di premi raccolti in ogni manifestazione enologica a cui ha partecipato e da ogni guida del vino che lo ha recensito, tutti fattori in grado di determinare l’aumento del valore del vostro investimento. Se ai premi ed alle menzioni a destra e a manca ci aggiungete che sono prodotte sole 12.000 bottiglie l’anno e che ormai da 2 anni di fila è ritenuto il miglior vino d’Italia, beh un pensierino lo farei…

Ovviamente questi sono soltanto alcuni dei vini da “investimento” su cui si potrebbe puntare, voi come allunghereste la lista?

[Crediti | Foto: elvinatt.it]