scritto da on Ricette

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Vi abbiamo già parlato qui del prosciutto spagnolo, noto e volgarmente detto Pata Negra, ma che in realtà si chiama Jamón Ibérico.  Vi abbiamo parlato delle sue caratteristiche, della sua intensità e complessità aromatica, della sua dolcezza e scioglievolezza in bocca.

Non vi abbiamo detto, però che uno dei prosciutti più pregiati al mondo, lo Jamón Ibérico de Bellota non solo è ottimo da gustare da solo o con un buon crostone di pane, ma si presta benissimo anche in cucina, per la preparazione di piatti semplici (antipasti, tapas, ecc) ma anche piatti elaborati.

Oggi vi propongo la ricetta di un antipasto semplice ma, al contempo raffinato, dato che accanto ad ingredienti di facile reperibilità ho accostato proprio lo Jamón Ibérico de Bellota.  Si tratta di un girelle di crêpe con ricotta e spinaci, due ingredienti tendenzialmente dolci che ben si sposano con la sapidità (mai troppo pronunciata) dello Jamón Ibérico de Bellota.  Ottimi da presentare come antipasto.

 

Faccio una premessa.  Vi darò la ricetta per 3 rotoli di crêpe ripieni anche se le dosi della pastella sono per circa 6-7 crêpes da 20 cm: io sono solita farne sempre qualcuna in più nel caso qualcuna si dovesse rompere in fase di preparazione.

Ingredienti:

Per le crêpes (per 6-7 crêpes):
130 g di Farina 00
375 g di latte
3 uova
un pizzico di sale

Per il Ripieno:
1 Kg di Spinaci
500 g di Ricotta
150 g di Jamón Ibérico de Bellota
sale e pepe

Procedimento:

Mondate e lavate gli spinaci, poi lessateli in acqua salata sino a quando saranno appassiti. Strizzateli per bene e lasciate raffreddare.  Passateli per qualche secondo nel frullatore per spezzettarli lievemente in modo tale che si andranno ad amalgamare meglio con la ricotta.

Preparate ora la pastella per le crêpes.  In una ciotola unite la farina setacciata con un pizzico di sale e versate a filo il latte mescolando ripetutamente, per evitare la formazione di grumi.   Sbattete le uova e versatele nell’impasto mescolando sino a raggiungere una pastella omogenea.  Lasciate riposare la pastella per circa 30 minuti in un luogo fresco ricoperta da un canovaccio pulito.

Nel frattempo, schiacciate la ricotta con una forchetta ed unitela agli spinaci.  Amalgamate per bene ed aggiustate di sale e pepe.

Trascorsi i 30 minuti di riposo della pastella, riscaldate la crepiera.  Versate un mestolo al centro della crepiera e roteatela per distribuire l’impasto su tutta la base.  Fate dorare per un paio di minuti (vi accorgerete che un lato è cotto quando si inizierà a distaccare dalla crepiera) e poi girate la crêpe servendovi di una spatola a punta tonda.  Fate dorare per altri due minuti.  Ripetete l’operazione sino a quando avrete terminato tutta la pastella.

E’ il momento della farcia.  Sulla crêpe distribuite pima delle fette di Jamón Ibérico de Bellota, poi uno strato da circa 6-7 mm di ricotta e spinaci.   Arrotolate la crêpe su se stessa sino a formare un salsicciotto, poi avvolgetelo ben stretto nella pellicola e fate rassodare in freezer per circa mezz’ora, per agevolare poi il taglio.

Al momento di servire, tagliate prima le punte e poi a fette di circa 1-1,5cm.  Servite su un piatto da portata con alcune fette di Jamón Ibérico de Bellota.

 

 

scritto da on vini e bollicine

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A mio parere uno tra i migliori bianchi macerati italiani, la Vitovska Vodopivec, altro grande vino “naturale”. Siamo di fronte ad un vino ottenuto con metodi naturali sia in vigna che in cantina, zero concimi chimici, anticrittogrammici, diserbanti, utilizzo di soli lieviti autoctoni, nessun controllo delle temperature, nessuna filtrazione nè chiarifica.

La Vitovska è un vitigno a bacca bianca autoctono della zona del Carso, in Friuli Venezia Giulia a confine con la Slovenia. Anticamente era vinificato insieme altre uve bianche della zona, Vodopivec invece, nel lontano 1994 ci vide delle grandi potenzialità e così decise di impiantare vigneti di sola Vitovska e di vinificarla in purezza, il risultato è straordinario.

Da vigne ad altissima densità, Paolo Vodopivec ottiene circa mezzo chilogrammo di uva per pianta, dopo la pigiatura, la fermentazione naturale con lieviti autoctoni avviene senza controllo delle temperature, il vino viene lasciato a macerare insieme alle bucce in grandi anfore di terracotta interrate, successivamente matura per circa 2 anni in botti di legno di rovere per poi essere imbottigliato, riposando in vetro per ancora 1 anno circa prima della commercializzazione.

Dal colore giallo dorato, quasi aranciato, al naso sprigiona aromi di albicocca, pesca e note floreali che si alternano a chiare sensazioni terrose, capperi e toni salmastri. In bocca è asciutto e polveroso, piacevolmente tannico, dotato di spiccata mineralità. Il finale molto lungo si gioca su toni di miele e mandorla e un vago ricordo di distillato.

Il sommelier dell’Osteria Francescana, Giuseppe Palmieri ne consiglia l’abbinamento a piatti a base di tartufo nero estivo.

[Crediti | Video: Vinealia.org]

scritto da on riflessioni

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Ho preso 3 prodotti diversi, avrei potuto prenderne centinaia, quasi tutti riportano lo stesso “problema” in etichetta, fateci caso.

Due dei tre prodotti presi in considerazione sono salumi, è evidente che sono realizzati in maniera estremamente diversa, con criteri diversi, materie prime “qualitativamente” diverse, la terza etichetta si riferisce ad un preparato a base di tartufo.

Etichetta numero 1: ecco come dovrebbero essere tutte le etichette dei prodotti alimentari. Chiara e “sincera”, vi sono elencati esplicitamente tutti gli ingredienti che compongono il prodotto acquistato, inoltre, trattasi di rarissimo salume “al naturale”, non contiene conservanti, coloranti, antiossidanti, nitriti o nitrati cancerogeni.

Etichetta numero 2: riporta, correttamente come dovrebbe essere, la percentuale di tartufo contenuta, il nome scentifico della tipologia di tartufo e dei funghi champignon, indica la presenza del sale, dell’olio d’oliva (non extravergine) e poi cala il sipario, si perchè arrivati agli aromi, non è dato sapere nulla. Molto probabilmente non si tratta nemmeno di aromi “naturali”. Mi domando in questo caso perchè la normativa permette di essere così elusivi riguardo i cosidetti aromi che potrebbero esser causa di intolleranze o ancor peggio allergie, per quale motivo i consumatori non debbano conoscere con esattezza tutti i componenti naturali e non inseriti nella composizione di un prodotto?

Etichetta numero 3: qui non sò se ridere o piangere, si tratta di un salume che come la stragrande maggioranza di questi contiene due componenti chimici il Nitrito di Sodio (E 250) in grado, tra le altre patologie, di causare il cancro e il Nitrato di Potassio (E 252) che potrebbe causare diverse patologie negli uomini, ovviamente la carne di suino, il sale, pepe, vinocotto, e i celebri “Aromi Naturali”, e sottolineo naturali.
Caro produttore, mi domando e ti domando, dal momento che utilizzi dei componenti chimici ampiamente dimostrati cancerogeni e che la normativa ti obbliga a dichiarare in etichetta, perchè non vuoi dirmi uno per uno quali cavolo sono questi fantomatici “Aromi Naturali”? Tra l’altro essendo “naturali” a differenza dei nitriti e nitrati chimici, di cosa ti vergogni?

Posso sapere se tra i tuoi aromi naturali vi è qualcosa a cui sono allergico? Posso decidere consapevolmente, come nel caso del prodotto relativo all’etichetta numero 1, se l’aglio mi crea disturbi, intolleranze, allergie, mi fà semplicemente schifo oppure no?